martedì 30 ottobre 2012

Filetti di trota al pane aromatico

Filetti di trota al pane aromatico

C’è stato un periodo della mia vita in cui sono stata convinta di odiare la trota. Ricordo quel suo sapore fangoso e troppo forte. Poi Bucci mio un giorno è tornato dal laghetto di pesca sportiva con tante di quelle trote che non potevo non assaggiarla un’altra volta. Me l’ha cucinata in questo modo, con il pane aromatico e i pomodori, e con la scorza di lime che la profumava e rinfrescava… beh, mi sono dovuta ricredere. Buonissima.

Lista della spesa per 2 persone:

  • 2 trote
  • pane grattugiato
  • prezzemolo
  • 1 spicchio aglio
  • scorza di 1 lime
  • 1 pomodoro grande
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe bianco

Sviscera le trote e lavale bene sotto l’acqua corrente, spinale e sfilettale, lasciando la pelle. Disponile su una teglia ricoperta di carta da forno con la pelle rivolta verso il basso.

Accendi il forno a 190° ventilato.

Prepara il pane aromatico unendo al pane grattugiato l’aglio tritato, la scorza di lime, il prezzemolo tritato, l’olio, il sale e il pepe. Il pane dovrà avere la consistenza della sabbia bagnata. La quantità dei vari ingredienti dipende dai tuoi gusti, vai ad occhio e assaggia spesso come faccio io!

Ricopri i filetti di trota con il pane aromatico pressandolo un po’ e guarnisci con delle fette di pomodoro non troppo sottili, a me piace molto aggiungere il pomodoro perché conferisce umidità all’impanatura.

Cuoci in forno per circa 12 minuti.

mercoledì 24 ottobre 2012

Tagliatelle rustiche al cacao con funghi porcini e granella di castagne

Alla mia mamma piace raccontare di quel 12 ottobre del 1984, quando insieme alla sua amica andò a raccogliere le castagne nel Parco naturale dei Lagoni, che per nostra fortuna è proprio dietro casa. Per noi infatti è normale andare a raccogliere le castagne lì, si fa una bella passeggiata nella natura, immersi nei caldi colori autunnali, e senza nemmeno troppi sforzi è facile assicurarsi un bel bottino di castagne… peccato che mia mamma fosse al nono mese di gravidanza! Ancora adesso non riesco a spiegarmi come facesse ad abbassarsi per raccogliere le castagne. E abbassati una volta, e abbassati l’altra, le sembrava di sentire dei doloretti che ovviamente imputava soltanto alla fatica che stava facendo, o al massimo a qualcosa che aveva mangiato. Le doglie? Nooo! E raccogli una castagna, e raccogline un’altra, caspita, questi dolorini però non passano, e sono sempre più ravvicinati! Finalmente la sua amica decise di misurare la frequenza delle contrazioni, e di portarla di corsa all’ospedale! E così, dopo poche ore sono nata io, che per poco non venivo alla luce all’ombra di un castagno.

Credo che questo episodio abbia sancito il mio legame intrinseco con le castagne e con i colori e i sapori autunnali del bosco, primo su tutti il marrone, che colora le foglie, i funghi, le castagne, la legna crepitante nel camino.

Il tema di Colors&Food di ottobre non potrebbe essermi più vicino, Brown like Autumn. E questo piccolo aneddoto che parla della mia nascita è dedicato ad un’altra creatura da poco venuta al mondo e alla sua mamma, benvenuta piccola Federica.

Il mio piatto per Colors&Food di ottobre non poteva che contenere le castagne e i funghi, altra passione di famiglia, io ho sempre preferito raccogliere le castagne, ma da due anni a questa parte ho scoperto anche la passione di andare a funghi, anche se la vera “fungiatta” di casa è la mia mamma. I bei porcini che ho usato per questa ricetta erano appena stati raccolti (e puliti!) da lei, le castagne da me.

Ho scelto il classico accostamento delle tagliatelle ai funghi, arricchendo però l’impasto con la farina di farro e il cacao, e servendole con una granella di castagne bollite, che ha donato una piacevole dolcezza in contrasto con l’amaro del cacao.

Lista della spesa per 3 persone:

Per le tagliatelle:

  • 170 gr farina semola rimacinata di grano duro
  • 50 gr farina di farro
  • 2 cucchiai cacao amaro nero
  • 2 uova

Per il sugo:

  • 15 castagne
  • 2 foglie alloro
  • almeno 6 porcini di dimensioni medie (io ne ho usati 9!)
  • 3 spicchi di aglio
  • olio extra vergine di oliva
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1 goccio di brandy
  • 1 cucchiaino brodo vegetale granulare (io ho usato quello fatto in casa)
  • sale
  • pepe

Prepara la pasta

Per le dosi e il procedimento per la pasta fresca ho fatto riferimento alle indicazioni di Ale only kitchen (che a sua volta segue una ricetta delle sorelle Simili) memore dell’MTC sulle tagliatelle.

Setaccia le due farine e il cacao su un piano di lavoro e forma una fontana. Sguscia a parte le due uova, poi versale al centro della fontana. Sbattile con una forchetta formando una pastella molto morbida nel centro della fontana e amalgama mano a mano poca farina alla volta, cercando di non rompere il cerchio della farina. Aggiungi soltanto la farina che ti richiede l’impasto, le dosi sono solo indicative perché potrebbe richiederne di più o di meno, in questo caso, avendo aggiunto anche 2 cucchiai di cacao, probabilmente ne richiederà di meno.  Lavora con le mani la pasta fino a quando non diventerà liscia al tatto, morbida, elastica e non più appiccicosa (non lavorare troppo l’impasto se vuoi una pasta ruvida). Forma una palla lasciando le pieghe in basso e riponila in una ciotola dove dovrà riposare coperta per mezz’ora.

Stendi la pasta, io questa volta ho usato la nonna papera (perdonami Ale!), quindi forma le tagliatelle. Disponile a nido e lasciale riposare sul tagliere fino al momento di cuocerle.

Cuoci le castagne

In un pentolino metti le castagne sciacquate sotto l’acqua, aggiungi abbondante acqua fredda, un pochino di sale grosso, l’alloro e porta a bollore. Cuoci per circa 45 minuti.

Scolale e sbucciale quando sono ancora calde, quindi riducile in granella, lasciando alcuni pezzi di castagna più grandi.

Prepara i funghi

Nel frattempo pulisci i porcini con l’aiuto di uno spazzolino e di carta da cucina e tagliali a listarelle.

Fai soffriggere nell’olio l’aglio in camicia schiacciato. Quando l’olio è ben caldo unisci i porcini e saltali facendoli colorare su tutti i lati. Sfuma con il vino bianco, mescola, unisci anche il brandy, quindi lascia evaporare, sempre mantenendo la fiamma alta. Aggiungi il prezzemolo tritato grossolanamente, il sale e il pepe.

Cuoci le tagliatelle in abbondante acqua salata bollente, se sono fresche ci vorranno 2-3 minuti, se invece le hai lasciate seccare all’aria per più tempo ci vorrà qualche minuto in più. Unisci ai funghi un mestolo di acqua di cottura delle tagliatelle e un cucchiaino di brodo granulare vegetale, aggiungi anche le tagliatelle scolate e fai insaporire e amalgamare il tutto.

Servi guarnendo con la granella di castagne e una fogliolina di prezzemolo fresco.

Con questa ricetta partecipo a Colors & Food, Brown like Autumn di Valentina e Cinzia:

sabato 20 ottobre 2012

Il pane dolce dello Shabbat alla farina di segale per l’MTC

“Ho scritto lettere piene d’amore. Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.” Così Ungaretti reagisce di fronte alla tragedia, perché l’odio non si combatte con altro odio, ma con armi che l’odio non conosce, con l’amore, con la vita. Ed è con questa vitalità ed Allegria che voglio pensare al popolo ebreo, che ci è maestro in questo, perché è proprio attraverso l’umorismo che gli ebrei sanno opporsi al loro destino sempre appeso ad un filo, un umorismo brillante, grottesco, autoironico, accompagnato da un retrogusto amaro; voglio pensare a questo grande popolo abitante del mondo come a un popolo fiducioso, che sa sognare, che sa condividere i momenti gioviali, i ritrovi festosi, che assumono in fondo una valenza terapeutica, e il tutto sempre scandito dal ritmo di musiche e balli trascinanti.

"Signore del mondo, non ho mai pensato che saremmo arrivati tutti, ma fa che almeno i bambini e i giovani possano passare la frontiera e vivere in pace in Palestina. E anche gli uomini e le donne, i bambini, hanno bisogno di genitori... e visto che hai già salvato tutta questa gente, perché non salvi anche i vecchi? Che ti hanno fatto?"

Il rabbino Clément Harari

dal film Train de vie di Radu Mihăileanu

Il pane dolce dello Shabbat alla farina di segale

Dopo aver provato il pane dolce dello Shabbat ripieno di mela e uvetta, secondo la ricetta tradizionale di Eleonora, non ho potuto resistere e ho voluto provare altre versioni, perché è un impasto davvero squisito e facile da realizzare, e poi iniziavo ad avere nostalgia del “grande schermo”, e così ho fatto un nuovo video tutorial per la treccia a quattro capi.

Per onorare la simbologia ebraica, ho realizzato due trecce, una a quattro capi e una a tre, così che insieme formassero il numero sacro sette. Ed ancora una volta ho preparato il pane di venerdì e l’abbiamo consumato oggi, sabato, così come vuole la tradizione ebraica.

Ho optato per un impasto leggermente rustico, aggiungendo una piccola parte di farina di segale alla farina bianca. Ho farcito la treccia a quattro con la mia polvere di fragola e uno zucchero integrale di canna dallo spiccato sapore di melassa, e la treccia a tre con la mia marmellata di mandarino e delle nocciole Piemonte.

Il pane dolce dello Shabbat alla farina di segale

Lista della spesa per due trecce:

  • 400 gr farina 0
  • 100 gr farina integrale di segale
  • 2 uova medie (circa 60-62 gr con il guscio)
  • 100 gr zucchero
  • 20 gr lievito di birra
  • 125 ml acqua tiepida
  • 125 ml olio extra vergine d'oliva
  • 10 gr sale

Sciogli il lievito nell’acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e fai riposare per 10 minuti, fino a quando si forma una schiumetta in superficie.

Setaccia le due farine, unisci il sale, lo zucchero, mescola bene e versa il lievito. Inizia ad impastare, aggiungi l’olio a filo, e infine le uova, uno alla volta fino ad incorporazione avvenuta. Lavora a lungo l’impasto, con la planetaria ci sono voluti circa 30 minuti per iniziare a vederlo prendere corda. Dopo circa un quarto d’ora ho rovesciato sottosopra l’impasto nella ciotola (serve a dargli forza). Quando inizia a staccarsi dalla ciotola almeno sui bordi, rovescialo sul piano di lavoro infarinato e dagli ancora qualche piega con le mani (io ho piegato come spiega Adriano qui).

Metti a lievitare per almeno 2 ore, al mio impasto ne sono servite 3 perché la temperatura in casa adesso è abbastanza bassa. All’inizio sembra non lievitare mai, ma quando parte la lievitatura dà delle belle soddisfazioni. Ad ogni modo lascialo lievitare fino al raddoppio.

Sgonfia il panetto lievitato e dividilo in due, quindi procedi con i due ripieni e gli intrecci.

Treccia a 4 ripiena di polvere di fragole e zucchero integrale

Il pane dolce dello Shabbat alla polvere di fragole

Il pane dolce dello Shabbat alla polvere di fragole

Lista della spesa:

  • zucchero integrale
  • un tuorlo d'uovo
  • un cucchiaio di acqua
  • semi di sesamo nero

Prendi uno dei due panetti e dividilo in quattro parti uguali. Stendile formando delle strisce lunghe circa 35 cm e larghe 10. Cospargile con la polvere di fragole e lo zucchero integrale. Arrotola le strisce sulla lunghezza, richiudendo all’interno il ripieno, uniscile da un capo e intreccia.

 

Treccia a 3 ripiena di marmellata di mandarino e nocciole Piemonte

Il pane dolce dello Shabbat alla marmellata di mandarino

Il pane dolce dello Shabbat alla marmellata di mandarino

Lista della spesa:

Per la treccia a 3 non c’è bisogno di nessun tutorial, e tu dirai, finalmente!!

Inizia almeno il giorno prima perché devi preparare la marmellata di mandarino. Ovviamente la marmellata se rimane in vaso almeno un mese ne guadagna in sapore, ma questa marmellata era già il massimo il giorno dopo!

Il procedimento è uguale a quello precedente, dividi il panetto in 3 parti uguali, stendile formando delle strisce lunghe circa 35 cm e larghe 10 e disponi la marmellata e le nocciole.

Il pane dolce dello Shabbat

Arrotola le strisce sulla lunghezza, richiudendo all’interno il ripieno,  uniscile da un capo e intreccia.

 

Disponi le trecce su una placca da forno unta di olio e lasciale lievitare per altre due ore. 

Accendi il forno statico a 200°.

Sbatti il tuorlo d'uovo con un cucchiaio di acqua e spennellalo sulla superficie delle trecce, cospargi di semi di sesamo nero la treccia alla polvere di fragole e di semi di girasole la treccia alla marmellata di mandarino.

Inforna per circa 20 minuti, quindi fai freddare le trecce su di una gratella.

Con questa ricetta partecipo all’MTC di Ottobre di Menu Turistico e Burro e Miele:

venerdì 19 ottobre 2012

Polvere di fragola

Se fossi una fatina nel mio sacchetto terrei la polvere di fragola. Trovo che sia davvero una polvere magica, è profumatissima, basta aprire il barattolo che la contiene per immergersi in pieno nell’estate, ha un bel colore rosso vivo e un aroma dolce e pungente allo stesso tempo. Può dare davvero un tocco speciale ad una ricetta.

Per questa preparazione è necessario un essiccatore.

Lista della spesa:

  • 1 kg di fragole

Lava bene le fragole, quindi asciugale accuratamente. Rimuovi le foglioline verdi e tutte le parti corrotte. Taglia le fragole in verticale ottenendo delle fette di circa 3 mm.

Disponile sui vassoi dell’essiccatore e lasciale essiccare a 55 gradi per tutto il tempo necessario. Il tempo dipende dal tipo di essiccatore, dallo spessore delle fragole e dalla temperatura impostata. Io ci ho messo circa 8-10 ore.

Assicurati che siano secche passandole una ad una tra le dita.

Frulla le fragole essiccate con un frullatore. Se vuoi ottenere una polvere finissima utilizza l’attrezzo per macinare (io ho usato l’accessorio per macine incluso nel mio mixer).

Marmellata di mandarino

Marmellata di mandarino

Lo sapevi che secondo una normativa europea solo la marmellata di agrumi può essere chiamata marmellata? Tutte le altre preparazioni a base di frutti diversi devono invece essere chiamate confetture.

Questa è una marmellata a tutti gli effetti, ed è davvero squisita, perfetta e già testata sia con i dolci, sia con i formaggi. Ho deciso di usare lo zucchero integrale di canna per conferirle un sapore più aromatico, ma non lo zucchero di canna chiaro, quello integrale, scuro scuro e profumatissimo, che ha un incredibile aroma di melassa.

Lista della spesa per circa 850 ml di marmellata:

  • 1 kg mandarini biologici
  • 600 gr zucchero integrale di canna
  • 1 mela

Lava e sterilizza i vasetti che hai deciso di usare per la tua marmellata (io quattro da 150 ml e uno da 250 ml).

Lava accuratamente i mandarini, quindi sbucciali come se dovessi mangiarli. Metti da parte le bucce.

Marmellata di mandarino

Taglia i mandarini a metà in orizzontale, rimuovi tutti i semi e dividi gli spicchi, disponendoli man mano nella pentola che userai per la cottura. Aggiungi lo zucchero e la mela grattugiata, mescola bene e lascia il tutto a macerare per almeno 2 ore.

Intanto taglia a striscioline poco più di metà delle bucce che avevi messo da parte e passale in acqua bollente per 10 minuti, questo servirà a togliere il gusto amaro della parte bianca della buccia. Raffreddale sotto l’acqua fredda, quindi lasciale scolare.

Unisci le scorzette ai mandarini, porta ad ebollizione, quindi abbassa il fuoco al minimo e lascia cuocere la marmellata per circa 1 ora e mezza, o comunque fino a quando non avrà raggiunto la consistenza desiderata.

Versa la marmellata ancora bollente nei vasetti sterilizzati, fino a 1 cm dal bordo e chiudi ermeticamente con coperchi nuovi. Procedi quindi alla sterilizzazione dei vasetti pieni.

Marmellata di mandarino

giovedì 18 ottobre 2012

Tortini di daikon

 Tortini di daikon, patate e funghi

Un modo molto autunnale di gustare il daikon. Questo rapanello gigante spesso viene accostato ai funghi Shiitake, perciò ho pensato che avrebbe avuto un suo perché anche insieme ai funghi del Mottarone raccolti ed essiccati da me. In effetti mi è piaciuto molto, caldo ed avvolgente, poi sottoforma di tortino a me sembra sempre tutto più buono!

Lista della spesa per 4 tortini:

  • mezzo daikon
  • due patate piccole
  • 1 spicchio aglio
  • panna fresca q.b.
  • un ciuffetto di prezzemolo fresco
  • due pugni di funghi secchi
  • sale
  • pepe
  • olio extravergine di oliva
  • pangrattato

Accendi il forno a 180°. Ammolla i funghi secchi in acqua tiepida per una decina di minuti. Sbuccia e affetta sottilmente il daikon e le patate. In un padellino soffriggi l’aglio in poco olio, aggiungi un dito di panna fresca, e quando inizia a bollire unisci i funghi scolati e strizzati, il daikon e le patate. Aggiusta di sale e pepe e aggiungi del prezzemolo tritato. Lascia sul fuoco finché la panna non si sarà rappresa un pochino.

Intanto ungi 4 pirottini con l’olio, quindi cospargili con il pangrattato.

Riempi i pirottini con il composto di daikon, patate e funghi cercando di riempire tutti gli spazi e comprimi bene. Cospargi con del pangrattato, quindi inforna per circa un quarto d’ora, o comunque fino a quando non saranno dorati.

Tortini di daikon

Tortini di daikon

martedì 16 ottobre 2012

Zvingoi, bignè fritti dalla Grecia

Zvingoi, bignè fritti dalla Grecia

È partito tutto con la richiesta di una mia lettrice, la mia “zia virtuale” Veronica, che sapendo che avevo trascorso delle vacanze in Grecia si chiedeva se avessi mai sentito parlare dello “svingo”, un bignè cavo caramellato ripieno di crema. Lei era riuscita a trovarne solo un’immagine sul blog AAA Accademia Affamati Affannati, a questo indirizzo:

http://aaaaccademiaaffamatiaffannati.blogspot.it/2011/10/grecia-lo-svingo-un-grande-bigne-cavo.html

e non aveva potuto fare a meno di desiderare di assaggiare questa golosità. Non riuscendo a trovare però la ricetta e nemmeno altre informazioni, aveva passato la palla a me.

Da curiosa quale sono ho iniziato a cercare informazioni su questo misterioso dolce, non riuscendo in effetti a trovare nulla. Allora ecco che esce la linguista che c’è in me, inizio a pensare che probabilmente c’è un errore di grafia, la parola si pronuncerà più o meno così, ma sarà scritta in modo diverso… Curiosamente, mentre provavo a cercarli modificando la parola, mi ritrovo di fronte alle “sfingi” di San Giuseppe (o “sfinci”), dei bignè dolci fritti siciliani, spesso addolciti con il miele. Strana coincidenza? Ovviamente no. E infatti trovo finalmente qualche notizia di questo dolce greco sotto la voce “zvingoi”. Tutto torna, sia dal punto di vista linguistico, sia storico. Stiamo parlando del dolce forse più antico del mondo, i Loukoumades, di cui gli “zvingoi” sono la versione meno famosa preparata dagli ebrei greci, e consumata soprattutto durante la festività dell’Hanukkah. Ma questo dolce, che pare venisse servito già nell’Antica Grecia ai vincitori delle Olimpiadi, si diffuse negli anni in tutto il mondo antico, per questo possiamo trovare delle variazioni locali di questa ricetta in Grecia, in Turchia, in Egitto (dove sono chiamati Luqmat al-qadi), e come abbiamo visto anche in Italia.

E la linguistica non tradisce, analizzando e confrontando le parole zvingoi, sfingi e sfinci è facile comprenderne una comune derivazione, la z di zvingoi potrebbe essere la grafia per la s sonora (quella di rosa), la v e la f sono la stessa consonante (sono entrambe fricative labiodentali), solo che una è sonora e l’altra è sorda, così come la g e la c, una sonora, l’altra sorda.

Mi appassiona sempre scoprire questo tipo di convergenze, e devo ringraziare di cuore Veronica, perché senza la sua richiesta non avrei mai saputo tutto questo.

Mi sembra di aver capito che questo diffusissimo dolce si presenti in due varianti principali, quella con lievito, e quindi palline di impasto lievitato fritte, il cui interno rimane morbido e spugnoso (come i Loukoumades), e quella senza lievito, ovvero una pasta choux fritta che dà luogo a dei bignè fritti cavi all’interno (come gli Zvingoi), che è la versione che presenterò in questa ricetta. I dolcini poi vengono sempre glassati o con uno sciroppo di zucchero, o di zucchero e miele, che può anche essere aromatizzato con limone o arancia, oppure anche solo ricoperti di miele, e quasi sempre sono cosparsi di cannella e zucchero. Sul blog AAA Accademia Affamati Affannati si parlava di una farcitura di crema pasticcera, io non ho trovato niente a riguardo, ma essendo cavi all’interno nulla vieta di farcirli come si vuole, e la crema pasticcera in effetti ci starebbe molto bene.

Un’altra variante è la forma, sono sempre tondeggianti, dalla forma più o meno regolare, e a volte si presentano anche sotto forma di ciambelline, il cui buco centrale è formato con le dita al momento di immergere le palline nell’olio a friggere.

Questo è tutto ciò che ho saputo trovare io su questo dolce, ma invito chiunque a correggermi o a farmi sapere qualche cosa di più.

Ho preso la ricetta da eatgreek.net.

Lista della spesa:

per gli zvingoi

per la glassa

  • 225 gr zucchero
  • 125 gr acqua
  • 1 spruzzata succo limone
  • 1 cucchiaio miele
  • zucchero a velo
  • cannella

Prepara lo sciroppo mettendo in un pentolino lo zucchero, l’acqua, il limone e il miele. Fai bollire per una decina di minuti a fuoco basso.

Prepara gli zvingoi: Metti l’acqua in un pentolino capiente su fuoco alto e aggiungi il burro freddo di frigo tagliato a pezzettini. L’acqua non deve bollire prima che il burro sia completamente sciolto, per questo non puoi immergere il blocco intero di burro nell’acqua. Aggiungi un pizzico di sale e lascia sul fuoco. Nel frattempo setaccia la farina in una ciotola. Ogni tanto dai una mescolata con un cucchiaio di legno al burro per aiutarlo a sciogliere. Rompi le uova e pesale, cerca di arrivare il più vicino possibile al peso che ho indicato.

Quando vedi che l’acqua e il burro sono in piena ebollizione versa subito la farina tutta in una volta e mescola con il cucchiaio di legno (non devi versare la farina né quando non bollono ancora, né lasciarli bollire troppo a lungo, o rischieresti un’eccessiva evaporazione dell’acqua). Continua a mescolare energicamente fino a quando vedi che la massa si stacca completamente dalle pareti della pentola. Ora l’impasto è pronto, se hai la planetaria versalo nella ciotola apposita, altrimenti in una ciotola qualunque.

Lascia raffreddare l’impasto, quindi incorpora le uova, uno alla volta. È importante che l’uovo si sia incorporato bene prima di versare l’uovo successivo.

Scalda l’olio e quando è ben caldo ungiti una mano, prendi l’impasto nel palmo, quindi stringi il pugno per far fuoriuscire una pallina di impasto tra il pollice e l’indice. Prendila con un cucchiaio umido e gettala nell’olio. Non cuocere troppi zvingoi alla volta, o la temperatura dell’olio si abbasserà troppo. Durante la cottura gli zvingoi “scoppieranno” facendo fuoriuscire parti dell’impasto interno, diventando così cavi. Per favorire questo processo, durante la cottura picchiettali con un cucchiaio di legno, o con una forchetta, così si creeranno delle fenditure che lasceranno fuoriuscire l’interno.

Scola gli zvingoi su della carta assorbente, servili con lo sciroppo di zucchero e miele, e cospargili con lo zucchero a velo e la cannella. L’ideale è consumarli appena fatti, quando sono ancora tiepidi.

NOTE: La cottura è abbastanza lunga, direi circa 15 minuti, i miei primi zvingoi, infatti, erano crudi all’interno, anche se fuori sembravano pronti, e anche gli ultimi forse non erano perfettamente asciutti all’interno, ma forse dovevano essere così, chi lo sa. Diciamoci la verità, io non sono un’esperta di fritture, e non conoscevo questi dolci, quindi non avevo nemmeno un metro di misura per confrontarli. Magari ci sarà qualcuno più esperto di me che saprà dirmi di più.

sabato 13 ottobre 2012

Il pane dolce dello Shabbat ripieno di mela e uvetta

Pane dolce dello Shabbat

Finalmente ho sentito quel profumo di cui parlava Eleonora, trovo che il profumo di pane sia sempre confortante, ma in questo caso il profumo del pane dolce dello Shabbat era carico di storia, di cultura e tradizioni che non mi appartengono, ma che grazie alla magia della cucina mi hanno accompagnato per tutto il tempo della preparazione. Anche per questo motivo ho deciso di prepararlo così come lo ricorda Eleonora, con l’uvetta e la mela, perché volevo potermi avvicinare il più possibile a quel rito, a quei sapori, a quelle memorie dei giorni della festa. E ancora per questo motivo ho voluto prepararlo di venerdì, per poi consumarlo a colazione il sabato mattina. E il caso vuole che ieri fosse anche il mio compleanno, e non potevo regalarmi niente di meglio che preparare questo pane per festeggiare.

Questa volta però non ho intenzione di fermarmi ad una ricetta, ma non potevo non realizzare la ricetta della tradizione prima di sperimentare versioni diverse.

La ricetta è quella di Eleonora, le regole della sfida come sempre su Menu Turistico.

Lista della spesa (per due trecce ripiene):

  • 500 gr farina 0
  • 2 uova medie (circa 60-62 gr con il guscio)
  • 100 gr zucchero
  • 20 gr lievito di birra
  • 125 ml acqua tiepida
  • 125 ml olio extra vergine d'oliva
  • 10 gr sale
  • 100 gr uva passa
  • 1 mela
  • un tuorlo d'uovo
  • un cucchiaio di acqua
  • semi di papavero e di lino

Pane dolce dello Shabbat

Per l’esecuzione rimando alla ricetta di Eleonora, che ho seguito esattamente, con la sola differenza che oltre all’uva passa, ho aggiunto anche una mela al ripieno, semplicemente tagliata a dadini piccoli.

Mentre impastavo mi rendevo conto che il composto era troppo morbido e non accennava a staccarsi dalla ciotola, perciò ho aggiunto altra farina, pochissima alla volta, finché non ho visto che l’impasto assumeva una forza maggiore. Imputo questo problema alla farina che ho scelto, probabilmente, era una farina 0 molto debole, ma non ne sono sicura. L’impasto non si è mai staccato dalla ciotola perfettamente, allora ho pensato che fosse meglio dargli delle piegature per conferire maggior struttura all’impasto, in particolare ho realizzato delle pieghe serrate come descritto da Adriano. Man mano l’impasto ha preso forza e l’ho messo a lievitare.

Invece di fare una treccia a tre, ho eseguito una treccia a sei. Segue un filmato tutorial per realizzarla, solo per voi l’esordio in video della Cucina di Bucci:

Ecco la treccia dopo la seconda lievitatura:

Pane dolce dello Shabbat

Ed ecco la mia colazione di questa mattina:

Pane dolce dello Shabbat

Con questa ricetta partecipo all’MTC di Ottobre di Menu Turistico e Burro e Miele:

lunedì 1 ottobre 2012

Mini millefoglie di carasau

Mini millefoglie di carasau con spinaci e ricotta salata

Un’idea semplice semplice per un aperitivo dell’ultimo minuto e per svuotare il frigo!

Avevo del pane carasau ormai non più croccante, degli spinaci cotti avanzati e un pezzettino di ricotta salata, e così ho pensato di fare queste mini millefoglie da mangiare in un boccone.

Tu puoi farle con quello che preferisci, verdure cotte o crude, formaggi, affettati, insaccati, inscatolati, salsine… La fantasia e il tuo frigorifero faranno il resto.

Lista della spesa:

  • pane carasau
  • spinaci
  • ricotta salata
  • olio extravergine di oliva
  • noce moscata
  • acqua

Accendi il forno a 180°-190° oppure il grill.

Inumidisci con dell’acqua le fette di pane carasau e attendi 5 minuti, per lasciare che si ammollino per bene.

Con un coppapasta piccolino, io ho usato quello da 5 cm, taglia dei dischetti di carasau, quindi farciscili con il composto scelto posizionandoli su una placca ricoperta di carta forno.

Per il mio ripieno io ho semplicemente tritato insieme gli spinaci e la ricotta salata aggiungendo un filo di olio, e insaporendo con della noce moscata.

Inforna fino a quando il carasau non sarà ritornato croccante.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...