domenica 26 febbraio 2012

Insalata di chèvre chaud

Insalata di chèvre chaud

Basta che il sole inizi a scaldare un po’ di più, illudendomi che sia arrivata la primavera in anticipo, che mi viene subito voglia di aprire tutto, dismettere maglioni e calze di lana, e mangiare all’aperto qualcosa di fresco come un’insalata. E l’insalata di chèvre chaud è perfetta proprio in momenti di transizione stagionale, perché pur essendo un’insalatina fresca e leggera, i crostini caldi di formaggio fuso continuano a scaldare e nutrire i nostri corpi non ancora disabituati al freddo.

La prima volta che ho assaggiato questa insalata ero in Belgio, a Namur, era l’ultimo giorno di visita dai miei parenti che vivono lì. Dopo 4 giorni di abbuffate esagerate di cibi grassissimi, frittissimi e dolcissimi, finalmente ci hanno portati a pranzo in un posto dove erano presenti anche insalate nel menu. Ho ordinato questa chèvre chaud, senza sapere bene che cosa mi aspettasse. Sarà stato perché il mio stomaco e il mio fegato mi hanno ringraziata per aver dato loro tregua, però me ne sono innamorata, e da allora me la faccio spessissimo a casa. Lì era condita con della glassa di aceto balsamico, io, quando non ho tempo, faccio semplicemente un’emulsione di aceto balsamico e miele, se hai tempo e voglia sarebbe perfetta una riduzione di aceto balsamico e vino, o una glassa preparata con aceto balsamico e zucchero. Quando troverò il mosto, mi piacerebbe provare a fare una glassa di aceto balsamico e mosto, immagino ci possa stare benissimo.

Con questa ricettina inauguro la sezione insalate del mio ricettario, sezione dedicata alla mia amica Chiara, l’unica persona che io conosca che a fine pasto, di fronte a una fetta di torta e ad una ciotola di insalata, sceglie l’insalata.

Lista della spesa:

  • misticanza di stagione (io ho usato red chard, cicorino, spinaci novelli, romana rossa e rucola)
  • mela Granny Smith
  • pomodori ciliegino
  • pane in cassetta
  • formaggio chèvre
  • timo essiccato
  • miele
  • aceto balsamico
  • olio extra vergine di oliva
  • fleur de sel

Ritaglia dei quadratini di pane in cassetta e disponi sopra ad ognuno un quadratino leggermente più piccolo di chèvre. Cospargi sopra ai crostini del timo essiccato. Metti in forno con il grill acceso a media potenza e rimuovi quando lo chèvre si sarà sciolto (5 minuti circa). Nel frattempo prepara un’insalata di misticanza, aggiungi della mela grattugiata a julienne, i pomodorini tagliati a metà e condisci con il fleur del sel e l’olio extra vergine di oliva. In una ciotolina, fai un’emulsione di aceto balsamico e miele in parti uguali.

Servi l’insalata: disponi l’insalata nei piatti e posiziona un crostino (o di più) di chèvre in ogni piatto, terminando con un filo di emulsione di aceto e miele.

sabato 25 febbraio 2012

Cheesecake di acciughe

Cheesecake di acciughe

Ecco svelato che cosa fa la Bucci nel dormiveglia: immagino ricette ad occhi chiusi, elaboro combinazioni di sapori e penso alla Cris di Poverimabelliebuoni!

Questa cheesecake all’assaggio è inaspettata, i contrasti sono forti e decisi, confonde le papille gustative, che, se ben allenate, alla fine ne rimangono estasiate.

La primissima ispirazione per questa ricetta mi è venuta dalla stessa Cris, con la sua panna cotta ai porri con caramello alle acciughe. Ho pensato, se con le acciughe si può fare una panna cotta, perché non fare una cheesecake? I biscotti della base sono diventati facilmente dei cracker, arricchiti ovviamente dalle protagoniste di questa cheesecake: le acciughe. Per la crema di formaggio ho voluto provare un mix di panna acida, yogurt scolato e formaggio cremoso. In realtà il formaggio cremoso è stato un’aggiunta fortuita, perché è uscito meno yogurt scolato rispetto alle mie aspettative, quindi ho aggiunto del Philadelphia, che alla fine si è rivelato perfetto, perché ha smorzato l’acidità degli altri due ingredienti. Le cheesecake sono di solito ricoperte da una marmellata, e qui la mia composta di cipolle rosse cascava proprio a pennello.

Lista della spesa:

  • 50 gr acciughe sott’olio
  • 150 gr cracker
  • 100 gr burro
  • 80 gr formaggio cremoso
  • 70 gr yogurt scolato (250 gr yogurt magro)
  • 200 ml panna acida
  • 2 fogli gelatina (12 gr)
  • qualche filo di erba cipollina
  • pepe bianco
  • composta di cipolle rosse

Per scolare lo yogurt, è necessario iniziare la sera prima. Disponi un colino dentro ad una ciotola. Metti un panno pulito di cotone dentro al colino e versaci all’interno lo yogurt. Richiudi il panno e metti in frigorifero fino al giorno successivo.  Il giorno dopo strizza bene il tovagliolo, all’interno del quale troverai lo yogurt scolato, che avrà la consistenza di un formaggio fresco cremoso.

Fai ammollare la gelatina in acqua fredda.

Fai sciogliere il burro in un pentolino su fuoco molto basso. Sbriciola i cracker e mettili dentro ad un frullatore insieme alle acciughe scolate dal loro olio. Frulla il tutto ed aggiungi il burro fuso. Frulla ancora fino ad ottenere un composto simile a sabbia bagnata.

Disponi uno strato di cracker alle acciughe sul fondo di una forma o di tante formine (io ho usato dei coppapasta di diverse misure). Lascia rapprendere in frigorifero per almeno un’ora.

Taglia l’erba cipollina a pezzettini.  Strizza la gelatina e scaldala in poca panna acida, mescola bene. Aggiungi lo yogurt scolato, il resto della panna acida, il formaggio cremoso e l’erba cipollina. Mescola con una frusta e aggiungi pepe a piacere. Versa nella forma (o nelle forme) sopra alla base e fai rapprendere in frigorifero per 4 ore.

Sforma le tue mini cheesecake di acciughe e completa con la composta di cipolle rosse e qualche filo di erba cipollina.

Cheesecake di acciughe

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Cristina:

giovedì 23 febbraio 2012

Tortini svuota-frigo di pancarré

Tortini svuota-frigo di pancarré

Il mio frigorifero piangeva, urgeva una spesa al più presto, ma il pranzo andava comunque fatto in qualche modo. Faccio un giretto sul blog di Enrica, e vedo i suoi Sformatini di radicchio rosso e ricotta, dove al posto della classica pasta sfoglia o pasta brisée, ha usato del pancarré come guscio. È un’idea bellissima, perché, anche quando non hai niente in casa, in un attimo hai l’effetto tortino, che puoi riempire come vuoi. Io ho letteralmente svuotato il frigo dalle ultime poche cose rimaste: una zucchina, dello speck, il fondo di una fetta di fontina, del formaggio cremoso e un uovo.

Lista della spesa per 4 tortini:

  • 5-6 fette di pancarré
  • 1 zucchina o altra verdura
  • 1 scalogno o 1 cipolla piccola
  • 40 gr speck o altro salume
  • 80 gr ricotta o formaggio cremoso
  • 40 gr formaggio tipo fontina
  • parmigiano grattugiato
  • 1 uovo
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • pepe

Taglia lo scalogno e la zucchina a rondelle. Soffriggi lo scalogno in una padella antiaderente con poco olio, aggiungi la zucchina e cuoci a fuoco moderato per 10-15 minuti. Regola di sale.

Nel frattempo, rivesti 4 stampini con la carta forno bagnata e strizzata, in modo che sia più semplice farla aderire alle pareti. Ritaglia dalle fette di pancarré 4 cerchi del diametro degli stampini e posizionali sul fondo. Quindi rivesti con il pancarré anche le pareti.

Taglia il formaggio a piccoli dadini, e lo speck a striscioline. In una ciotola, sbatti un uovo, unisci la ricotta, il formaggio a dadini, lo speck e mescola bene per amalgamare il tutto.

Accendi il forno a 170° ventilato.

Lascia raffreddare le zucchine, quindi uniscile al composto di ricotta e mescola. Aggiusta di sale e pepe e riempi i cestini di pancarré. Termina con una grattugiata generosa di parmigiano reggiano su ogni tortino, quindi inforna a 170° per circa 15 minuti.

Tortini svuota-frigo di pancarré

lunedì 20 febbraio 2012

Pão com chouriço

Pão com chouriço
 
Il pão com chouriço è una delle cose più gustose che io abbia mangiato in Portogallo. È pane ripieno di chouriço, il famoso insaccato speziato che domina i banchi dei salumifici portoghesi.
Il pão com chouriço accompagna sempre le occasioni festose, non può mancare un forno a legna che distribuisce queste delizie appena sfornate durante le feste di paese, ai concerti, alle manifestazioni; il panettiere che vende di notte il pão com chouriço è sempre l’ultima tappa prima di andare a letto dopo una notte brava; il pão com chouriço casalingo occupa spesso le merende domenicali e i pic-nic delle famiglie portoghesi, sancendo sempre momenti felici di unione e armonia, e così è rimasto nei miei ricordi.
 
Finalmente ho deciso di rifarlo a casa, celebrando nel miglior modo il chouriço che avevo in frigorifero. Se non hai il chouriço non preoccuparti, puoi sostituirlo con una salsiccia stagionata come quelle calabresi e campane, piccante o dolce, come preferisci.
 
Sognando la primavera, mi immagino di mangiare questi pães com chouriço su un prato, con il tepore del sole che finalmente inizia a farsi sentire.
 
Lista della spesa:
  • 450 gr farina 0
  • 50 gr farina integrale di grano tenero
  • 10 gr sale
  • 7 gr lievito di birra secco
  • 15 gr olio extra vergine di oliva
  • 325 gr acqua tiepida
  • 1 chouriço o 1 salsiccia stagionata

Unisci le due farine e il lievito e mescola bene. Aggiungi il sale, mescola, quindi incorpora l’acqua tiepida e l’olio poco alla volta. Impasta bene il composto, che dovrà essere morbido, ma non appiccicoso. Piegalo diverse volte su se stesso sul banco di lavoro leggermente infarinato. Posiziona l’impasto in una ciotola infarinata, coprilo con un panno e lascialo lievitare per un’ora (io in forno a 35°).

Intanto affetta sottilmente il chouriço.
 
chouriço e pane
 
Dividi l’impasto lievitato in 4 parti, o anche di più, se vuoi dei panini più piccoli. Appiattiscile e posiziona al centro le fette di chouriço. Richiudi a pacchetto e gira le pagnotte lasciando le pieghe sotto. Incidi la superficie con dei tagli orizzontali e lasciale lievitare coperte da un panno per un’altra mezz’ora.
Accendi il forno a 180° statico, quando è caldo inforna i tuoi pães com chouriço per circa 30 minuti (gli ultimi 10 minuti con il forno ventilato).
 
Pão com chouriço

Pão com chouriço

Con questa ricetta partecipo al contest di About Food:

domenica 19 febbraio 2012

Zuccherini spiritosi

Zuccherini spiritosi

Questi zuccherini aromatici sotto spirito sono un simpatico modo per chiudere una cena, magari un po’ pesantuccia, perché sono degli ottimi digestivi.

Per i più audaci, possono essere consumati così, schietti, direttamente sulla lingua. I 95° di alcool non tarderanno a farsi sentire, ma è divertente vedere le varie reazioni dei commensali…

Per eliminare un po’ di alcool invece è possibile flambarli: posali su un cucchiaino e incendiali. Quando il fuoco si spegne puoi mangiare lo zuccherino, attenzione però al cucchiaino che sarà rovente!

C’è anche chi si diverte a mangiarli mentre vanno a fuoco… Lì ci vuole un po’ di coraggio e io preferisco salvare i peletti del mio naso e lasciar fare i mangiafuoco agli altri.

Puoi anche usarli per zuccherare il caffè: svolgeranno contemporaneamente la funzione di zuccherare e quella di correggere.

Lista della spesa:

  • zollette di zucchero (bianco o di canna)
  • alcool 95°
  • aromi (radici di liquirizia, cannella, anice stellato, chicchi di caffè, scorza di arancia, mandarino, salvia, scorza di limone, lime, menta,  erbe aromatiche, fiori, vaniglia…)

Sterilizza il barattolo di vetro.

Disponi le zollette di zucchero nel barattolo cercando di sfruttare al meglio lo spazio e riempire più buchi possibile. Alterna gli strati di zucchero con gli aromi che hai scelto, fino ad arrivare al bordo del vasetto. Riempi con l’alcool fino a superare le ultime zollette di zucchero. Chiudi ermeticamente con il tappo e lascia il barattolo capovolto per qualche minuto per disinfettare bene anche dalla parte del tappo.

Riponi in un luogo fresco e lascia riposare per almeno un mese prima di consumare, in modo che si saranno rilasciati per bene tutti gli aromi.

sabato 18 febbraio 2012

Nella cucina di mamma Loredana: spaghetti in coppa

Spaghetti al pesto di melanzane in coppa margarita

Quanto mi piace questo contest di Flavia! Non lo conoscevo fino a qualche giorno fa, perché il mondo del food blog offre così tanto, e io ne faccio parte da così poco che mi sto muovendo a piccoli passi per non farmi travolgere, e preferisco scoprire solo poco alla volta e solo ciò che vale la pena di essere scoperto.

Frequentando spesso il blog di Loredana, ho saputo che era la recipe-tionist di questo mese… la recipe che? Così mi sono andata ad informare e ho deciso di partecipare perché sarebbe stato divertente spulciare tra le ricette di Loredana, una più bella dell’altra, e un onore provare a riprodurne una.

Tra tutte le interessanti ricette ho scelto proprio gli spaghetti in coppa perché nell’introduzione Loredana confessa di non amare in particolar modo la pasta, motivo per cui ha proposto così pochi primi sul suo blog. Beh, avrebbero potuto essere parole mie, anch’io posso fare a meno della pasta senza sentirne troppo la mancanza, spesso la cucino proprio quando non so cos’altro fare; con il tempo sono riuscita a capire che cosa non mi convince del piatto più amato dagli italiani: lo trovo noioso. Ecco perché prediligo i piatti di pasta in cui ci siano diversi equilibri di sapori e consistenze, che la rendono così più dinamica. Ho trovato la soluzione di Loredana fantastica: presentare una pasta, invece che nel solito piatto, in una coppa, la rende già più divertente, e poi l’ha movimentata con l’aggiunta di striscioline di pomodoro secco e buccia di melanzana, che donano al palato diverse consistenze e picchi di sapidità.

Ho riprodotto tale e quale la ricetta di Loredana, facendo solo una piccola aggiunta: due cucchiai di pecorino.

Non ho buttato via l’acqua dove ho sbollentato i pomodori secchi perché mentre bolliva sprigionava un tale profumo che ho pensato fosse un peccato, l’ho quindi unita all’acqua di cottura della pasta. Non so se possa aver dato qualche sapore o no, ma mi piace crederlo. Inoltre, a differenza di Loredana che condiva la pasta con il pesto a freddo, io ho preferito saltarli insieme in padella con l’aggiunta di un po’ di acqua di cottura, perché il mio pesto è risultato piuttosto denso, forse anche per l’aggiunta di pecorino, e perché io sono lentissima a mangiare, e se non è tutto più che bollente, va a finire che i miei ultimi bocconi li avanzo perché sono ghiacciati!

Spaghetti al pesto di melanzane      in coppa margarita

Spaghetti al pesto di melanzane in coppa margarita

Lista della spesa (per 4 persone):

  • 1 melanzana piccola
  • 10 pomodori secchi
  • una generosa manciata di rucola
  • 1 spicchio aglio
  • sale
  • 50 gr olio extra vergine di oliva
  • origano
  • pistacchi (una decina)
  • spaghetti
  • due cucchiai di pecorino

Accendi il forno ventilato a 170°. Lava la melanzana, tagliala metà, incidi la polpa con un coltello affilato praticando dei tagli in senso verticale e orizzontale. Appoggiala rovesciata su una teglia coperta di carta forno unta con un filo di olio e cosparsa di origano.

Cuoci in forno per 30 minuti.

Fai bollire poca acqua e tuffaci i pomodori secchi. Falli rinvenire per 5 minuti e scolali, senza buttare via l’acqua.

Frulla la rucola, l’olio, una decina di pistacchi, uno spicchio di aglio, 8 pomodori secchi e il pecorino grattugiato fino ad ottenere una crema.

Togli la melanzana dal forno e lasciala raffreddare leggermente. Preleva la polpa, aggiungila al pesto e frulla ancora. Aggiusta di sale, se necessario.

Taglia a striscioline i 2 pomodori secchi avanzati e la buccia della melanzana insaporita con del sale.

Cuoci gli spaghetti (io con la cottura passiva), scolali senza buttare via tutta l’acqua e saltali in una padella insieme al pesto, aggiungendo l’acqua di cottura necessaria a rendere cremoso il sugo.

Servi gli spaghetti nelle coppe margarita, decorando con le striscioline di melanzana e pomodori secchi.

Spaghetti al pesto di melanzane in coppa margarita

Con questa ricetta partecipo al contest:

domenica 12 febbraio 2012

Sushi crêpes

Sushi crêpes

A volte le idee per un piatto ci arrivano così, come un fulmine a ciel sereno, ce le figuriamo nella testa e con la stessa velocità cerchiamo di realizzarle. Sicuramente avrei voluto dare forma a dei maki di crêpes, ma ancora non sapevo come li avrei farciti. In questi casi aprire frigorifero e dispensa è il modo migliore per prendere ispirazione. Avrei fatto dei maki ripieni di asparagi, carote e melanzane; il riso non poteva mancare, il trancetto di pesce crudo sarebbe diventato di prosciutto crudo, e la nota di nero che di solito è dell’alga, in questo caso sarebbe spettata alla buccia di melanzana. Non potevano mancare wasabi e salsa di soia, degnamente interpretati da una crema di broccoli e dall’aceto balsamico, complementi essenziali, quanto integranti, di queste sushi crêpes.

Lista della spesa:

  • 8 crêpes
  • 1 melanzana
  • 8 asparagi
  • 1 carota
  • mezzo broccolo
  • 100 gr prosciutto crudo 
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • pepe
  • 100 ml riso* per cucina orientale (ma va bene qualunque tipo di riso ricco di amido)
  • aceto balsamico

Sbuccia la melanzana e tagliala a striscioline regolari. Cuocile per 3 minuti in acqua bollente salata. Scola e metti da parte.

Taglia la polpa della melanzana a listarelle, disponila in un colapasta, salala abbondantemente e falla riposare per mezz’ora in modo che rilasci i liquidi. Cuoci le listarelle di melanzana in forno a 180° per 15 minuti circa su una teglia ricoperta di carta da forno. Rimuovile dal forno e condiscile con un filo di olio extravergine di oliva.

Lava bene gli asparagi, rimuovi la parte terminale del gambo e sbuccialo con un pelapatate, solo nella parte più coriacea. Cuocili in acqua bollente salata per 10-15 minuti, disponendoli in verticale con le punte più tenere appena fuori dall’acqua. Scolali e se vuoi che mantengano il loro verde brillante, immergili immediatamente in acqua freddissima e salata. Quando sono freddi scolali e mettili da parte.

Cuoci la carota in acqua bollente salata per 8-10 minuti, scolala e quando si è raffreddata tagliala a listarelle.

Monda il broccolo, rimuovi la parte terminale del gambo, rimuovine anche la buccia più esterna e legnosa fino ad arrivare al cuore. Taglialo quindi a pezzettini. Dividi e taglia le cimette e metti il tutto a cuocere in acqua bollente salata per 8-10 minuti. Scola i broccoli e versali direttamente in acqua ghiacciata e salata per mantenere il loro colore acceso. Appena si sono raffreddati per bene scolali nuovamente e mettili in un mixer. Aggiungi un filo di olio e frulla finemente. Aggiusta i sapori, aggiungi il pepe, e se necessario altro sale e olio.

*No, non ho sbagliato, ho scritto 100 ml perché misuro il riso a volume e non a peso. Prendi quindi 100 ml di riso, mettilo in un pentolino, e aggiungi il doppio di acqua a temperatura ambiente (in questo caso 200 ml). Unisci un pizzichino invisibile di sale grosso e metti sul fuoco. Quando inizia a bollire abbassa il fuoco, copri con un coperchio e cuoci per il tempo indicato sulla confezione, senza mai aprire il coperchio. Il riso cotto in questo modo diventa molto colloso, perfetto per il nostro intento.

Metti le fette di prosciutto crudo una sopra all’altra e tagliale a listarelle.

Monta le sushi crêpes:

Sushi crêpes: ripieno

Disponi la crêpe aperta su di un piatto. In un’estremità metti il prosciutto crudo, subito dopo il riso, poi l’asparago, la carota, le listarelle di melanzana e infine la crema di broccoli. Spalma un po’ di crema di broccoli anche sul riso. Cerca di riempire la crêpe in tutta la sua lunghezza, ma lascia uno spicchio di crêpe vuota in larghezza, in modo che arrotolandola si possa incollare bene. Arrotola la crêpe ben stretta partendo dal lato con il prosciutto. Alla fine otterrai un rotolino che dovrai tagliare a tocchetti di circa 3 cm.

Completa le tue sushi crêpe con un nastrino di buccia di melanzana, che, essendo umida, si incollerà senza difficoltà.

Servi le sushi crêpes accompagnate da un mucchietto di crema di broccoli e una ciotolina con l’aceto balsamico. Sono ottime fredde, ma nella stagione invernale potrebbero essere più piacevoli calde o tiepide. Io consiglio di scaldarle al microonde.

Sushi crêpes

Con questa ricetta partecipo al contest di About Food:

Le crêpes di mamma Maffi

Crêpes

I piatti che sa cucinare la mia mamma Mafalda si possono contare sulle dita di una mano (forse due), però devo dire che le riescono davvero bene, probabilmente perché tutte le sue capacità sono concentrate lì e non si disperdono altrove. Tra questi sicuramente devo annoverare le crêpes, che da brava belga, cucina fin da quando portava ancora i codini.

Le sue crêpes sono molto leggere, poco uovose e sottilissime: per me perfette. L’impasto non prevede il burro, è sufficiente quello che si usa per cuocerle. Inoltre lei preferisce farle neutre, senza zucchero né sale (escludendo il pizzico di sale d’ordinanza), perché così sono perfette sia con un ripieno dolce, sia salato.

Lei è sempre andata ad occhio con gli ingredienti, questa volta però l’ho sottoposta alla tortura di pesare tutti gli ingredienti e le varie aggiunte fatte via via per raggiungere la sua consistenza perfetta.

Lista della spesa per 18 crêpes (20 cm diametro):

  • 3 uova grandi intere
  • 140 gr farina 00
  • 450 ml latte
  • 1 pizzico sale
  • burro per friggere

In una ciotola rompi le uova e sbattile leggermente con una frusta. Aggiungi la farina setacciata continuando a mescolare per non formare grumi. Unisci infine il latte e un pizzico di sale.

Metti una padella antiaderente a scaldare sul fuoco. Aggiungi una nocina di burro, quanto basta per ungere tutta la superficie della padella (la prima volta ne dovrai mettere un pochino di più, per le successive crêpes ne basta davvero poco).

Quando la padella è ben calda, il burro sciolto, ma non bruciato, versa la pastella nel centro della padella e falla roteare per distribuire uniformemente tutto il composto. Io preferisco mettere la pastella dentro ad una caraffa con il beccuccio e versarla direttamente in padella. In alternativa, potresti utilizzare un mestolo. Vai avanti così fino a terminare la pastella.

Le crêpes già cotte si possono conservare in frigorifero sigillate da pellicola e scaldare in padella, senza l’aggiunta di grassi, pochi minuti poco prima di servirle.

Puoi farcirle come meglio credi: marmellate, nutella, ganache al cioccolato, zucchero di canna e chi più ne ha più ne metta. Puoi anche usarle come base per fare le crespelle, o semplicemente riempirle con formaggi ed affettati a mo’ di piadina.

sabato 11 febbraio 2012

Millefoglie ai frutti di bosco di Luca Montersino

Millefoglie ai frutti di bosco

Appena ho saputo del contest “Goloso di salute” di Stefania e Anna Luisa e Fabio ho preso subito il banner, perché non poteva esserci contest più indicato per me: Luca Montersino è il mio guru della pasticceria, un mondo che ho iniziato a conoscere ed esplorare da poco, e attraverso lui. Poi, man mano che passava il tempo, iniziavo a perdermi d’animo, vedevo le meraviglie che pubblicavano gli altri e mi mancava il coraggio di presentarmi con uno dei miei modestissimi dolci.

Fin da subito avevo pensato alla millefoglie, uno dei miei dolci preferiti, perché era nei miei progetti fare la mia prima pasta sfoglia seguendo le indicazioni del Maestro, e perché, neanche a dirlo, la sua crema pasticcera l’ho ormai fatta mia. Poi arriva il compleanno del mio nipotino, e decido di preparargliela questa famosa millefoglie. Decido così anche di partecipare, ma solo per il gusto di farlo, solo perché me lo devo, e lo devo a chi mi sta vicino e deve sopportarmi tutte quelle volte che “quanto è bravo Luca”, “aspetta, adesso sto ascoltando Luca”, “questa l’ho fatta insieme a Luca”, “Luca mi ha detto che”…

Per onore della cronaca questa non sarebbe una millefoglie, ma una torta diplomatica, perché contiene anche uno strato di pan di spagna. Però Luca Montersino l’ha chiamata millefoglie (nonostante abbia chiarito la differenza) e che millefoglie sia!

Ho seguito quasi alla lettera la sua ricetta, cambiando solo poche cosine a mio gusto.

Lista della spesa:

Per la sfoglia caramellata

Per la finitura:

Per la bagna alla cachaça:

  • 50 gr zucchero liquido 70%
  • 50 gr acqua
  • 12 gr cachaça

Per la gelè di fragole e lamponi:

  • 200 gr fragole già pulite
  • 200 gr lamponi già puliti
  • 100 gr zucchero
  • 12 gr colla di pesce
  • 40 gr destrosio
  • 2 cucchiai succo limone

Prepara la gelè:

Ammolla la colla di pesce in acqua fredda per qualche minuto. Frulla finemente le fragole ed i lamponi freschi e passali al setaccio per eliminare i semini. Scola e strizza la colla di pesce, aggiungi a questa una piccola parte della purea di frutti e scalda in microonde per poco più di 30 secondi. Aggiungi il destrosio, lo zucchero e il succo di limone e mescola bene con una frusta. Quando gli zuccheri e la colla di pesce si sono sciolti aggiungi la restante purea di fragole e lamponi, mescola bene e lascia raffreddare in frigorifero.

Puoi preparare la gelè in anticipo e mantenerla in frigorifero. Si rassoderà, e al momento di utilizzarla potrai scaldare la gelatina che ti serve in microonde in modo da renderla nuovamente liquida.

Cuoci la sfoglia:

Accendi il forno a 160°. Stendi la pasta sfoglia a uno spessore di 3 mm e bucherella abbondantemente la superficie con i rebbi di una forchetta. Non sono sufficienti pochi sporadici buchini, la tua pasta deve essere molto bucherellata: questo le permetterà di non crescere troppo in forno e soprattutto di rimanere molto regolare e croccante. Disponila su una teglia ricoperta di carta da forno e cuoci in forno caldo a 160° per 30 minuti circa.

Toglila dal forno e cospargila con lo zucchero a velo. Infornala nuovamente a 240° fino a farla caramellizzare. Rimuovi dal forno e, con l’aiuto di un colino, spolverizza il burro di cacao in polvere su entrambi i lati di pasta sfoglia ancora calda. Il burro di cacao è necessario per impermeabilizzare la pasta sfoglia che una volta che entrerà in contatto con la crema e con la gelè non si bagnerà: eviterai così lo sgradito effetto gommoso.

Taglia due dischi di pasta sfoglia utilizzando un anello da pasticceria (lo stesso che userai poi per montare il dolce). Se necessario aiutati con un coltello affilato per non rompere la pasta sfoglia. 

Prepara la bagna alla cachaça:

Unisci tutti gli ingredienti a freddo e mischia bene.

Componi il dolce:

Disponi dentro all’anello da pasticceria un disco di pasta sfoglia. Riempi la sac à poche con la crema pasticcera e forma uno strato di crema sul disco di pasta sfoglia. Livella e versa la gelè alle fragole e lamponi. Metti in frigorifero fino a quando lo strato di gelatina non si sarà rappreso.

Taglia il pan di spagna a fette di circa mezzo centimetro e disponile sulla torta in modo uniforme formando così un altro strato. Con un pennello, inzuppa il pan di spagna con la bagna alla cachaça.

Componi un altro strato di crema, questa volta di chantilly, aggiungi dei frutti di bosco sparsi a piacere e chiudi con il secondo disco di pasta sfoglia. Riponi in congelatore per un paio di ore.

Rimuovi l’anello dalla millefoglie congelata e procedi con la decorazione.

Io ho passato un velo di panna montata sui bordi e li ho cosparsi di granella di nocciole. Sulla superficie ho spolverato dello zucchero a velo, e guarnito con i frutti di bosco.

Lasciala scongelare in frigorifero qualche ora prima di servirla.

Millefoglie ai frutti di bosco

Note: Luca Montersino suggeriva di tagliare i due dischi di pasta sfoglia prima di cuocerla, con lo stesso anello da pasticceria che avremmo dovuto usare successivamente per montare la torta, e così io ho fatto. Il problema è che dopo la cottura i miei dischi di sfoglia si sono ristretti, pertanto non ho più potuto usare il disco di acciaio per montare il dolce. Per chi ha diverse misure di dischi non c’è problema, ma io ne ho solo uno, quindi sono entrata in panico. Per fortuna ho trovato in casa uno stampo per ciambella in carta che aveva più o meno lo stesso diametro dei dischi di sfoglia, così gli ho tagliato il fondo e ho usato quello per assemblare i vari strati. La rimozione dell’anello di carta alla fine non è avvenuta senza tragiche conseguenze, ma in qualche modo sono riuscita a rimediare. Per questo motivo, nella ricetta consiglio di tagliare i dischi di sfoglia solo una volta cotti.

Luca Montersino consiglia di porzionare la torta da congelata, ed in effetti sarebbe il modo migliore per ottenere delle fette precise senza rompere la pasta sfoglia. Io non ho potuto farlo perché ho preparato questa torta per il compleanno del mio nipotino e volevo che fosse intera per fargli spegnere le sue 12 candeline. 

Millefoglie ai frutti di bosco

 Fetta di millefoglie ai frutti di bosco

Con questa ricetta partecipo al contest di Stefania e Anna Luisa e Fabio:

Crema chantilly

di Luca Montersino

Ci sono un po’ di controversie riguardo alla crema chantilly, secondo alcuni infatti la chantilly è composta solo da panna, zucchero e vaniglia, mentre dall’unione di crema pasticcera e panna nascerebbe la “crema diplomatica”. Luca Montersino, invece, chiama crema chantilly la crema pasticcera alleggerita dalla panna, che diventa “crema leggera” quando prevede anche la gelatina. Mi sembra di capire che la “crema leggera” richieda anche più panna montata rispetto alla classica chantilly che intendo io. Infatti, per la mia crema ho preferito dimezzare le dosi di panna. Ma sono quisquilie, ognuno può farla a suo gusto e piacimento.

Lista della spesa:

  • 250 gr. crema pasticcera
  • 500 gr. panna fresca (io 250 gr)
  • 10 gr. colla di pesce
  • 75 gr. zucchero (facoltativo)
  • 1 bacca di vaniglia per aromatizzare (facoltativo)

Raffredda in frigorifero o in congelatore gli strumenti con cui andrai a montare la panna.

Metti a bagno in acqua fredda la colla di pesce.

Monta a neve ben ferma la panna fredda di frigorifero con l’eventuale zucchero, io preferisco non aggiungerlo perché non amo i sapori troppo dolci.

Scalda al microonde due o tre cucchiai di crema pasticcera. Strizza bene la gelatina e aggiungila alla crema calda. Aggiungi anche la polpa della vaniglia e mescola subito con una frusta affinché la gelatina si sciolga e si amalgami completamente. Incorpora la restante crema pasticcera e mescola subito per non fare raggrumare la gelatina.
Unisci infine la panna montata alla crema pasticcera mescolando dal basso verso l’alto. 

venerdì 10 febbraio 2012

Palline di cocco e zafferano

Palline di cocco e zafferano

Prendo in mano la confezione di bustine di zafferano per vedere se riescono a darmi per osmosi l’ispirazione per il contest "Colours&Food: waht else? Oro zafferano" di Cinzia e Valentina. Altro che ispirazione, mi hanno dato direttamente la ricetta! Non sarà nulla di originale e nuovo (anche perché chiunque abbia comprato il mio zafferano avrà notato questa ricetta), però mi è sembrata un’idea così carina, veloce e pratica, per un dolcino non impegnativo, profumato, e oserei dire light, che non potevo non condividerla.

Lista della spesa per 8 palline:

  • 125 gr ricotta vaccina fresca
  • 20 gr zucchero semolato
  • 50 gr farina di cocco
  • 1/2 bustina zafferano

Per decorare:

  • nocciole Piemonte
  • cioccolato fondente
  • farina di cocco

Lavora la ricotta fino a renderla morbida e cremosa. Aggiungi lo zafferano, lo zucchero e la farina di cocco. Impasta bene il tutto e lascia riposare l’impasto in frigorifero per mezz’ora.

Riprendi il composto e dividilo in 8 parti uguali. Forma delle palline e falle roteare tra i palmi delle mani per renderle perfettamente sferiche e lisce.

La ricetta diceva di ricoprirne metà con la farina di cocco e l’altra metà con il cacao amaro. Io invece avevo delle buonissime nocciole Piemonte che mi stavano guardando e ho voluto usarle. Ho sciolto nel microonde del cioccolato fondente al 70% e l’ho usato come colla per le mie nocciole. Ho fatto colare due fasce di cioccolato caldo con l’aiuto di un cucchiaino e incollato subito le nocciole con il cuore in mostra. Le altre le ho invece ricoperte con la farina di cocco, come consigliava la ricetta dello zafferano.

Disponile infine in pirottini di carta e conservale in frigorifero.

Con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia e Valentina:

Banner contest

domenica 5 febbraio 2012

Mtchallenge di febbraio: il Paté

Paté di sardine con burro al sale affumicato della Danimarca e pane in cassetta al latticello

So che dopo le tagliatelle tirate a mano di Ale eravate tutti preoccupati che scegliessi un altro piatto ostico ai più, e in effetti per poco non avete rischiato di dover rimettere mano a quei mattarelli spolverati soltanto il mese scorso, perché stavo per proporvi un dolcetto portoghese di pasta sfoglia… Ma dopo le richieste di clemenza arrivate direttamente da voi ho deciso che era il momento di farvi sfoderare i frullatori e lasciarvi assecondare appieno i vostri gusti personali. È il primo antipasto che fa capolino nell’MTchallenge, ed è stata la prima pietanza a cui ho pensato quando iniziava a salirmi il panico mischiato all’incontenibile felicità e al terrore più nero. Ho pensato: deve essere un piatto che mi piaccia davvero tanto, di quelli che vorrei sempre mangiare e non smetterei mai una volta che ho iniziato, un piatto che mi piaccia cucinare e che di solito riscuota anche un buon successo… Beh, signori, per me è il paté.

Il paté è considerato uno dei piatti più ricchi e prelibati della cucina francese, la cui versione più nota e pregiata è il paté maison de foie gras, paté di fegato d’oca o d’anatra ingrassata tramite alimentazione forzata. Si tratta di uno dei prodotti gastronomici più gustosi e raffinati, apprezzato largamente anche al di fuori della Francia. In Italia il foie gras è difficilmente reperibile e spesso ha cosi molto elevati, pertanto sono più diffuse le varianti con fegato di vitello, fegatini di pollo, anatra e selvaggina. Il fegato, anche magro, come nei tradizionali crostini toscani con paté di fegatini di pollo, rimane l’ingrediente protagonista privilegiato, grazie alla sua consistenza morbida e al suo sapore caratteristico perfetti per esaltare il paté. Il paté, però, può anche avere come ingrediente principale pesce, verdure o legumi, aromatizzati nei modi più vari, finemente tritati e amalgamati con un grasso dal potere legante. Il paté si presta così alle più svariate preparazioni, un ventaglio di possibilità che mantengono un denominatore comune: quell’equilibrio perfetto che si crea tra paté e fetta di pane, in cui la fetta di pane si presta, senza rompersi, ad accogliere il paté spalmato da un coltello a lama larga e il paté cede alle lusinghe del pane, ma solo dopo aver mostrato un minimo di resistenza iniziale.

Non bisogna confondere il paté con le terrine, che prevedono una macinatura più grossolana degli ingredienti e la gelatina come legante, e nemmeno con le mousse, dove il legante è rappresentato dalla panna montata o dall’albume montato a neve.

Il paté non si mangia di frequente, più che altro lo vediamo apparire sulle nostre tavole durante le feste, e invece secondo me si meriterebbe di più. Bisogna rifuggire quelli da gastronomia, cari e difficilmente buoni, e rivalutare quelli casalinghi, che oltre ad essere una delizia, sono abbastanza facili e  veloci da preparare, sono versatili, comodi perché possono essere preparati in anticipo, adatti a occasioni come buffet, aperitivi, cenette tra amici, ma anche a pasti più formali.

Quella santa donna di Alessandra si è scervellata per definire le regole per questa sfida, per la prima volta non potevamo proporvi una ricetta originale e classica univoca. Perché a seconda che sia un paté di carne, di frattaglie, di pesce, di verdure o di legumi, le proporzioni e gli ingredienti base cambiano inesorabilmente, quindi diciamocelo, l’ho fatta impazzire… scusa Ale!

Ringrazio tanto Ale di Ale only kitchen che mi ha passato il testimone, lasciandoci il ricordo di una bellissima sfida per l’MTC di gennaio, che non aveva mai visto tante partecipazioni prima.

Ma passiamo ora alla ricetta. Io vi propongo il mio paté di sardine perché oltre ad essere incredibilmente buono, mi ricorda tanti momenti felici passati durante il mio Erasmus a Lisbona. In Portogallo si consuma moltissimo, nei ristoranti fa parte del coperto insieme al pane e al burro: se non vuoi pagare il coperto basta non toccarli… ma come resistere di fronte ad una tale squisitezza?

Per il paté di carne potete invece dare un’occhiata al mio Paté di petto d’anatra.

Ma ecco qui il mio personale “coperto portoghese”:

Paté di sardine con burro al sale affumicato della Danimarca e pane in cassetta al latticello

Tartine con paté di sardine

Il paté di sardine spesso si fa direttamente con le sardine sott’olio o sotto sale, ma naturalmente le sardine fresche sono da preferire, sono più sane e hanno un gusto più delicato. E poi vuoi mettere il compiacimento nell’uscire dal pescivendolo con un conto di ben 2 euro e 30 centesimi dopo che i due clienti prima di te non hanno speso meno di 40 euro?

sadine fresche

Il burro che accompagna il mio paté è fatto in casa: sono stati sufficienti della panna fresca, uno sbattitore e 15 minuti del mio tempo. Dalla preparazione del burro ho ottenuto un altro ingrediente che ho adoperato per il mio pane in cassetta: il latticello, che non è nient’altro che il sottoprodotto della trasformazione in burro della panna, fondamentale nella preparazione di numerosi dolci americani.

Lista della spesa per il paté di sardine:

  • 600 gr sardine intere
  • 1 cipolla rossa piccola
  • 4 pomodori mini San Marzano
  • 4 pomodori secchi
  • 1 peperoncino piccante secco
  • 2 spicchi aglio
  • sale
  • olio extra vergine di oliva
  • due cucchiai di brandy
  • 100 gr burro
  • finocchietto selvatico e pomodori secchi per guarnire

Rimuovi le squame dalle sardine passando il dorso di un coltello lungo il corpo dei pesci dalla coda verso la testa, quindi sciacquale bene sotto l’acqua corrente.

Pulisci le sardine: taglia loro la testa, rimuovi le interiora e sfilettale con un coltello ben affilato, lasciando la pelle. Rimuovi solo la lisca centrale non curandoti delle spinette.

Sfilettatura sardine

Taglia la cipolla a rondelle, rimuovi la polpa e i semi ai pomodori, taglia i pomodori secchi a listarelle e il peperoncino a pezzettini.

Fai un soffritto con un filo generoso di olio, l’aglio, le cipolle, i pomodori secchi e il peperoncino (inizia con mezzo peperoncino, a seconda del peperoncino che usi potrebbe essere più o meno piccante, quindi assaggia e decidi tu in base ai tuoi gusti, eventualmente sei sempre in tempo ad aggiungerlo!). Quando vedi che le cipolle sono appassite aggiungi i pomodori, quindi i filetti di sardina e lascia cuocere a fuoco medio-basso.

Le sardine inizieranno a disfarsi, a questo punto aggiungi il brandy e fai sfumare. Metti il coperchio e lascia cuocere a fuoco dolce una decina di minuti. Se vedi che si asciugano troppo aggiungi un pochino di acqua calda.

A cottura ultimata, quando tutti i liquidi si sono ben ristretti, lascia raffreddare le sardine nella padella, quindi rimuovi gli spicchi di aglio (o meglio, io preferisco toglierli, ma potresti anche lasciarli e frullarli con tutto il resto).

Frulla il preparato finemente nel mixer fino a ridurlo in pasta.

Aggiungi il burro ammorbidito: o lo lasci a temperatura ambiente, o lo passi qualche secondo al microonde, oppure, se è ancora freddo di frigorifero, lo puoi mettere tra due fogli di carta forno e colpirlo con il mattarello per ammorbidirlo. Aggiungilo a piccoli fiocchi alla crema di sardine e fai girare ancora il mixer per amalgamare bene il tutto ed ottenere un composto morbido e liscio. Aggiusta di sale, se necessario, io ne ho aggiunto solo un pizzico.

Imburra uno stampo, ricoprilo con della pellicola trasparente (che così aderirà meglio) e riempilo con il paté di sardine, pressando bene e battendo lo stampo sul piano di lavoro per non lasciare spazi vuoti. Liscia la superficie del paté e ricoprilo con altra pellicola. Riponilo quindi in frigorifero fino a quando non si sarà rappreso.

Al momento di servirlo, quando si sarà addensato per bene, puoi sformarlo semplicemente rimuovendo la pellicola superficiale e rigirando lo stampo su un vassoio o piatto da portata. Togli anche l’altro foglio di pellicola e, se vuoi, liscia bene la superficie del panetto di paté passandoci sopra il dorso di un coltello per rimuovere le eventuali pieghette lasciate dalla pellicola.

Se invece vuoi fare al tuo paté un involucro di gelatina, prepara la gelatina come da istruzioni e insaporiscila come vuoi. Per creare l’involucro ci sono diversi metodi:

1. Spennella il fondo e i bordi dello stampo con la gelatina per almeno tre volte avendo cura di raffreddare e solidificare la gelatina in frigorifero dopo ogni spennellata.

2. Hai bisogno di due stampi, uno più piccolo e uno più grande di circa un dito, che possa contenere il primo. Versa il paté nello stampo più piccolo (imburrato e foderato con la pellicola) e fai rapprendere in frigorifero. Versa un dito di gelatina sul fondo dello stampo più grande e fai raffreddare in frigorifero. Quando sia il paté, sia la gelatina sono rassodati, sforma il paté, rimuovi la pellicola e disponilo al centro dello stampo più grande, adagiandolo sopra alla gelatina. Nei vuoti che rimangono attorno alla forma del paté dovrai versare la restante gelatina liquida, fino a ricoprire anche la superficie.

3. Metodo della suocera dell’Ale: hai sempre bisogno di due stampi, uno più grande e uno più piccolo. Versa un dito di gelatina sul fondo dello stampo più grande e fai solidificare in frigorifero. Metti lo stampo più piccolo dentro a quello più grande e versa la restante gelatina liquida lungo i bordi, colmando tutti gli spazi vuoti. Rimetti in frigorifero senza rimuovere lo stampo piccolo fino a quando la gelatina non sarà soda. Estrai delicatamente lo stampo più piccolo, eventualmente aiutandoti con un coltello, e riempi la cavità con il paté. Completa ricoprendo la superficie del paté con altra gelatina e riponi di nuovo in frigorifero.

Per sformare dallo stampo il paté in gelatina è sufficiente immergerlo per qualche secondo in acqua calda e rigirarlo su di un piatto da portata.

Lista della spesa per il burro al sale affumicato e il latticello:

  • 600 ml panna fresca
  • mezzo cucchiaino sale affumicato della Danimarca (o altro aroma a tua scelta)

Burro al sale affumicato danese e latticello

Con questa dose di panna otterrai circa 300 gr di latticello e 300 gr di burro. Monta la panna con la planetaria o con uno sbattitore a massima velocità, come se dovessi preparare la panna montata, con la differenza che quando è montata non ti devi fermare, ma farla “impazzire”. Ad un certo punto vedrai che la panna inizia a separarsi in una parte liquida (il latticello) e una parte solida (il burro). Ti consiglio di coprire la ciotola dello sbattitore perché quando il burro e il latticello iniziano a separarsi la frusta schizza da tutte le parti. Quando il tuo burro rimane impigliato nella frusta lasciando sul fondo della ciotola tutto il liquido puoi procedere con la scolatura (per me ci sono voluti poco meno di 15 minuti).

Preparazione burro

Disponi il burro in un panno pulito, stringilo a palla e strizzalo dentro ad una ciotola (il liquido colato puoi poi aggiungerlo al restante latticello). Cerca di eliminare più liquido che puoi per garantire una conservazione più duratura al tuo burro. Quando non gocciola più sciacqualo sotto l’acqua corrente fredda per eliminare ogni residuo di siero.

Il latticello si conserva in frigorifero per 3-4 giorni, mentre il burro chiuso in un contenitore ermetico o avvolto da pellicola per una settimana circa (è però possibile anche congelarlo).

Puoi aromatizzare il tuo burro con quello che preferisci o anche lasciarlo neutro. Se desideri che anche il latticello sia aromatizzato allo stesso modo, aggiungi l’aroma direttamente durante la montatura della panna. Se invece è solo il burro che vuoi aromatizzare, allora è sufficiente prendere il burro appena preparato e già ben sciacquato e strizzato e montarlo a pomata. Io ho usato la planetaria con il gancio ed ho aggiunto mezzo cucchiaino di sale affumicato danese. Con mezzo cucchiaino la salatura è molto delicata, se la vuoi più decisa aggiungine di più. Conviene comunque sempre assaggiare per sicurezza.

Lista della spesa per il pane in cassetta al latticello:

  • 500 gr manitoba
  • 300 gr latticello
  • 50 gr burro
  • 1 bustina lievito di birra disidratato
  • 2 cucchiaini zucchero
  • 2 cucchiaini sale

Pane in cassetta al latticello

Miscela la farina e il sale. Aggiungi lo zucchero e il lievito e mescola bene. Unisci il latticello poco alla volta, continuando ad impastare fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo. Incorpora ora il burro morbido a pezzettini e impasta bene. Forma una palla e mettila in una ciotola infarinata. Lasciala lievitare in un luogo tiepido coperta da un panno inumidito per mezz'ora (io nel forno a 35°).

Trasferisci ora il panetto in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato, coprilo con il panno e lascialo lievitare per un’ora almeno, o comunque fino a quando non vedrai il pane lievitare oltre lo stampo del plumcake.

Cuoci in forno caldo a 180° per 35 minuti circa (nel ripiano più basso). Rimuovi dallo stampo e lascia raffreddare la pagnotta su una gratella.

Servi il paté:

Puoi presentare il panetto di paté direttamente in tavola sul suo piatto di servizio, adornato a piacere (io ho usato un rametto di finocchietto selvatico ed il pomodoro secco a listarelle). Accompagnalo con il pane affettato e il burro a parte, lasciando gli ospiti liberi di servirsi da soli.

Paté di sardine con burro al sale affumicato della Danimarca e pane in cassetta al latticello

In alternativa, puoi preparare delle tartine. Io ho tagliato dei quadratini di pane con un coppapasta, su ognuno dei quali ho disposto un cubetto di paté, un ricciolo di burro, una listarella di pomodoro secco ed una fogliolina di finocchietto.

Tartine con paté di sardine

E adesso tocca a voi! Non vedo l’ora di scoprire le delizie che avete in serbo per questa nuova sfida targata MTC! Buon lavoro!

Banner MTC febbraio 2012: il paté

giovedì 2 febbraio 2012

Il primo MTC non si scorda mai... è proprio il caso di dirlo!

Suona la sveglia, mi alzo, è un giorno come gli altri, con gli occhi ancora pieni di sonno accendo la macchinetta del caffè, apparecchio la mia tovaglietta per la colazione, scaldo il latte nel microonde, accendo il pc… Inizia un’ennesima giornata di studio, devo preparare il mio ultimo esame della specialistica: antropologia dell’Africa. Quando le cellule una ad una iniziano a svegliarsi mi ricordo che oggi potrebbero essere usciti i vincitori dell’MTC… non vedo l’ora di farmi due risate con quella pazza scatenata della Ale! La mia giornata inizia a prendere un altro verso, inaspettato e bellissimo, quando scopro di essere la protagonista di un sonetto per donne ubriacone, che decido subito di stampare, incorniciare ed appendere alla parete. Vale la pena di riportarlo anche qui… non sia mai che qualcuno se lo sia perso:

Patty, i' vorrei 'he tu, Bucci ed io

Fossimo prese per inhantamento

E messe in un vasel che ad ogni vento

Facesse il gir di tutte l'osterie

Sono sihura he terremmo testa

Persino al più temibile 'mbriahone

Al nostr'ingresso, partirà la festa

"Hic Hic Hurrà, le nostre 'avallone!"

E a Monna Mapi se si unirà ad elle

presenteremo alfine un maschio vero

che sì convien, dopo cotanti gay:

ce l'abbiam noi, il vero scaccia guay:

un bel Prosecco morbido e sincero

- e meno male, ch'eran tagliatelle!!!

Ho ricevuto una menzione all’MTC per le mie tagliatelle ubriache di Barbera…. WOW! Che soddisfazione!!

Poi Giorgia pubblica i premi 30 mm e mi rifaccio gli occhi con le vostre foto, sono davvero una più bella dell’altra. Arrivo in fondo e leggo “Freschezza: Infine ho voluto premiare le foto che mi hanno trasmesso un senso di semplicità e di freschezza in una apposita categoria.” Ma ci sono anche le mie tagliatelle! Non ci posso credere, la mia fotografia, io che non sono neanche lontanamente una fotografa, io che uso una qualunque macchinetta digitale che maledico ogni volta che cerco di fotografare un piatto e lei non riesce a riprodurre ciò che mi stavo configurando nello sguardo nemmeno al centesimo scatto… io?

E poi ricevo uno dei regali più belli degli ultimi tempi…

Mtchallenge gennaio 2012: il vincitore è...

le tagliatelle al Barbera con ragù bianco di coniglio di Bucci

Come ho già detto ad Ale ho gridato, mi sono commossa e ho continuato a tremare per un bel po’. Dalla gioia iniziale cado subito in sconforto, mi sento in colpa perché penso “ma tutte quelle che hanno creato piatti migliori del mio cosa penseranno di me?”. Poi improvvisamente il panico… devo scegliere una ricetta all’altezzaaa!!!! Però provare panico quando cammini a tre metri da terra non è poi così male…

Ho appena perso un bando per insegnare l’Italiano in Irlanda… ma… HO VINTO L’MTCHALLENGE!!!

Vorrei ringraziare di cuore in primis Alessandra che mi sta sopportando in queste ore di indecisione e ansia da prestazione, insieme a lei lo staff di Menu Turistico, la Daniela e la Giorgia. Alessandra di Ale only kitchen che è stata davvero carinissima, e vorrei ricordarle che se non fosse stato grazie a lei e alle sue preziose indicazioni io delle tagliatelle così me le sognavo!

E poi GRAZIE a tutti voi che mi avete sostenuta nelle ore successive alla proclamazione e mi avete davvero fatta emozionare con i vostri commenti! Ora capisco quanto la vittoria sia davvero secondaria rispetto a tutto quello che dà l’MTChallenge, ci si sente in famiglia, ci si fa coraggio a vicenda, ci si prende in giro, si gioca e ci si sfida con il sorriso, ed è la cosa più bella del mondo.

Ora in cambio del vostro affetto vi prometto che cercherò di proporre un ricetta degna di questa grande famiglia che è l’MTChallenge!

Un bacio a tutti,

Bucci

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